FILM COME SCUOLA DI VITA

"A Beautiful mind" di Ron Howard

Detour 12 novembre 2006

Questo film può avere molte chiavi di lettura.

Noi abbiamo scelto: la capacità dell'amore, inteso come "forza amorosa", di vincere la distruttività della follia ed, in particolare, la forza dell'amore di coppia come decisione.

Riteniamo che il regista abbia voluto presentarci una qualità di amore diversa dall'amore come innamoramento, come dipendenza, come simbiosi. Un amore che mette in gioco tutte le dimensioni della Persona ,quelle positive e quelle negative, per raggiungere una fusione nel SE' DI COPPIA (vedi:Il SE' DI COPPIA secondo l'Antropologia Personalistica Esistenziale. Relazione letta al Congresso dell'AEP Vienna 1999.).

Questa fusione è frutto di sagezza, dolore e arte e sviluppa una nuova energia che l'Antropologia Esistenziale chiama Bellezza Seconda.

Dobbiamo distinguere il "Vivere in coppia" dal "Vivere la coppia".

Nel vivere in coppia si può costruire un'alleanza in una complicità per fuggire i vuoti che appartengono alle rispettive storie passate, si costruisce un'alleanza in una complicità che porta a stare fermi in una morte esistenziale fino a rifiutatsi a vicenda o facendo finta di vivere. Vivere la coppia vuol dire decidere a favore di un PATTO, continuamente riconfermato, per aiutarsi ad affrontare e trasformare i rispettivi limiti, a smascherare le proiezioni e le maschere che entrano in gioco nel tempo.

In questa ottica i conflitti sono un'opportunità per operare le infinite e rispettive trasformazioni dando "SIGNIFICATO" a tutto e fondendosi nel SE' DI COPPIA.

Spesso accade, per non dire sempre, che un partner faccia sull'altro partner e viceversa numerose proiezioni in relazione alla propria storia passata e ai propri vuoti interni. Paradossalmente più c'è amore e più possono volare le proiezioni.

Nash, il protagonista, infatti si sente perseguitato proprio da coloro che lo amano di più e verso di essi rivolge la sua aggressività più distruttiva.

A questo punto come può aiutarsi la coppia ad uscire da questa gabbia?

La risposta da trovare è dentro se stessi. Solo nell'amore come decisione la coppia può trasformare le difese e le chiusure, i fantasmi e i mostri che l'uomo e la donna si portano dietro dall'infanzia e le decisioni di odio e di vendetta originate fin già nella vita intrauterine Senza una continua e rinnovata decisione di amore, il gioco delle parti, il gioco delle proiezioni reciproche si riduce ad una continua coazione a ripetere che sfocia prima o dopo in una simbiosi infinita o in una perenne lotta senza fine dove ciascuno cerca di cambiare l'altro per non cambiare se stesso.

 

Silvana Pera

         

FILM COME SCUOLA DI VITA

"13 a tavola" di Enrico Olduini

Detour 25 febbraio 2007

Quando ho visto per la prima volta questo film ho immaginato di trovarmi davanti ad un quadro dove erano dipinti molti aspetti della vita. Un magnifico quadro dove l'autore, attraverso la sua arte, ci fa godere della ricchezza della vita in tutti i suoi risvolti ma in un tutt'uno armonico, come potrebbe essere la nostra vita se imparassimo dagli artisti a fondere tutti i colori, sia quelli scuri, sia quelli luminosi, quelli che ci piacciono come quelli che non ci piacciono perché se tutto ha un senso anche la vita ha un senso.

L'arte da sempre ha cercato di aiutare l'Uomo a darsi delle risposte sull'Odio, sulla Morte, sul Dolore e sul senso della Vita. Sta poi a noi far fluire i segreti nascosti in un'opera per estrarne i valori che ci possono aiutare a trasformare anche la nostra vita in un'opera artistica ed immortale.

Da sempre il sogno nascosto di ogni essere umano è infatti quello di andare oltre la morte fisica spinto soprattutto dalla paura della morte ESISTENZIALE, quel male oscuro davanti al quale perfino la Vita perde ogni valore. Questa paura è sempre in agguato, nel cuore degli esseri umani, perché ripropone continuamente una ferita antica, sensazioni di perdita, di abbandono e di non- esistenza. Spesso, nella vita, viene rimesso in scena questo dramma universale che ha le radici alle origini dell'esistenza quando scopriamo di non essere stati concepiti per noi stessi ma per riempire dei vuoti e, soprattutto, quando scopriamo che il peggio lo determiniamo noi a seconda del progetto che ci diamo di fronte al dolore.

E' proprio qui che ci giochiamo l'opportunità di cambiare la nostra storia, creare la svolta della nostra vita, darci una seconda nascita per realizzare quella Bellezza che l'Antropologia Esistenziale chiama Bellezza Seconda e che sola può darci la sensazione di esistere.

 

Silvana Pera

       

FILM COME SCUOLA DI VITA

"Cuori ribelli" di Ron Howard

Fiano Romano 19-20 maggio 2007

Questo film ci propone un viaggio attraverso vari aspetti della vita: un percorso per passare dalla Bellezza Prima e Bellezza della vita alla bellezza che l'Antropologia Esistenziale definisce Bellezza Seconda. La Bellezza Prima è creata dalla natura, La Bellezza Seconda è creata dall'uomo con il suo potere artistico.

Attraverso i due personaggi, Joseph e Schannon, possiamo vedere come il progetto verso la Bellezza Seconda non consista tanto in una scelta quanto una decisione: nel senso di DE –Cidere = RE-CIdere da, cioè separarsi da.

I nostri personaggi per realizzare la Meta dovranno riattraversare il mare, la vita intrauterina e solo così potranno liberarsi dei loro assoluti che hanno le radici proprio nell'universo intrauterino. Essi appartengono a due realtà opposte, ma senza saperlo hanno un progetto in comune: la realizzazione di una nuova identità, ma senza libertà non si possono realizzare progetti.

Joseph non possiede più nulla: i suoi padroni gli hanno ucciso il padre e bruciato la casa. Ma la natura gli ha fatto dono della BELLEZZA PRIMA : la sua forza fisica, il coraggio, la capacità di sognare. Shannon possiede la bellezza fisica e la ricchezza materiale, ma è soffocata da un troppo pieno. Entrambi dovranno fare un percorso per separarsi l'uno dall'orgoglio ferito e dall'invidia mascherata di giustizia; l'altra dalla sua avidità e dalla pretesa; entrambi devono accettare di aver bisogno l'uno dell'altra e quindi accettare di dipendere l'uno dall'altra.

L'energia che determina l'attrazione di uno verso l'altro è nascosta nel dolore profondo di non essere prima di tutto padroni della propria vita perché assoggettati e dipendenti entrambi da uno strapotere esterno. Entrambi hanno assoluto bisogno di separazione: l'uno da una estrema povertà, l'altra da una estrema ricchezza: uno dal troppo vuoto,l'altra da un troppo pieno.

Dove c'è troppo pieno e dove c''è troppo vuoto non c'è spazio per l'amore come decisione e come scelta, ma o solo violenza oppure non resta che affogare i propri sogni in un bicchiere di birra.

 

Silvana Pera

       

FILM COME SCUOLA DI VITA

 

"Le vite degli altri" di Florian Henckel Von Donnersmarck

Detour 20 gennaio 2008

Attraverso questo film ci incontriamo con   la Bruttezza e la Bellezza dell'esistenza.

Il regista ci fa vivere la bruttezza attraverso  il personaggio di un capitano della polizia tedesca prima della sua straordinaria trasformazione, attraverso il personaggio di un ministro nella sua capacità di godersi la vita senza il minimo scrupolo, attraverso un donna fragile sedotta  da un personaggio di potere  come se la sua vita non le appartenesse.

Ma in questo film c'è anche tanta bellezza: quella bellezza  che ci fa vibrare, commuovere, sperare: ci fa prendere consapevolezza di quanto valore possa essere capace un essere umano nel trasformare se stesso per riappropriarsi della sua vera umanità. 

Certamente ci sono tanti tipi di bellezza. L'Antropologia  Personalistica Esistenziale ha messo in evidenza  due tipi di Bellezza: la BELLEZZA PRIMA e  la BELLEZZA SECONDA

La  BELLEZZA PRIMA è creata dalla natura, ci viene data alla nascita, la troviamo nell'alternarsi delle stagioni,  la troviamo in tutti quegli stati nascenti  che  ci offrono la felicità di  realizzare un desiderio fortemente  atteso, dove ci si sente vivi come per uno stato magico. Possiamo trovare la Bellezza Prima nella dimensione dell'innamoramento,in quello stato nascente determinato dall'attrazione perché ripropone quelle parti di se stessi  non ancora espresse:  infatti senza l'altro sembrerebbe che la vita improvvisamente non abbia più senso, nutrendo   l'aspettativa  che quello stato nascente non finisca mai,sia eterno: "non posso vivere senza te, sarai mio o mia per sempre" sono le frasi tipiche di tutti gli innamorati. E' un unione che ripropone la simbiosi intrauterina e, quindi, questa dimensione è soggetta ad  alterazione e che poi solo se si evolve può  passare ad un livello superiore e trasformarsi in amore maturo: due unità che si scelgono nella libertà passando dalla PRETESA di sanare vuoti e limiti personali alla RICHIESTA di reciproco aiuto dove l'amore nasce dalla libertà di donarsi e non già da bisogni infantili.

La Bellezza Seconda è una Bellezza creata dall'uomo, frutto del suo agire artistico e dove egli si pone come attore e non spettatore inerte della propria vita: la prima ci è data, la seconda si deve conquistare. E' quella Bellezza che si sviluppa dalla capacità di utilizzare come in un opera d'arte tutti i colori della propria vita: non solo quelli luminosi, energetici, ma anche le parti oscure, tenebrose, le parti che non vogliamo vedere ma che la vita ci ripropone inesorabilmente: sono le parti che inconsciamente rifiutiamo. Per poterle trasformare le dobbiamo incontrare ma, laddove restano  respinte  nell'inconscio, per incontrarle e soprattutto riconoscerle le dobbiamo proiettare fuori di noi questo passaggio può essere  possibile nei rapporti di coppia.  In caso contrario il "non posso vivere senza te, si trasforma  nella famosa fase di Ovidio " nec sine te nec tecum vivere possum"= né senza te  né con te posso vivere". Percorrendo questa strada all'infinito la gioia di vivere si eclissa, il contatto con il SE' Personale ed il SE di coppia non si realizza: per sentirsi vivi abbiamo bisogno dell'altro  ma soltanto perché un TU  possa riempire il nostro vuoto..

 Quando il PROGETTO non è indirizzato verso la Bellezza Seconda l'essere umano viaggia senza meta e alla prima tempesta si spacca separando il buono dal cattivo, l'inferno dal paradiso, l'odio dall'amore, la verità dalla menzogna, la libertà dalla schiavitù: sono gli opposti e le contraddizioni che appartengono a tutti noi.  La Bellezza Seconda è creata dall'uomo e una volta conquistata resta per sempre: ci offre uno stato di continuità, di stabilità,, di fedeltà ad un progetto: è la sola esperienza che ci fa sentire di esistere perché ne siamo noi i creatori..E' la Bellezza che ci fa scoprire la continuità dell'esistenza perché va oltre lo spazio e il tempo, perché non è più sottoposta ai cicli di morte e rinascita ,ma è un   cammino in continua evoluzione. La Bellezza seconda  va conquistata anche attraversando un vuoto che ci fa contattare  dolore, rabbia , rancori restati nascosti. Ma è  proprio qui il punto di svolta: la differenza tra felicità e senso di esistere.: la felicità coinvolge unicamente la nostra dimensione psichica, il senso dell'esistenza coinvolge tutta la dimensione  umana,,soprattutto la nostra dimensione creative e  trasformativa. In questo passaggio  ricontattiamo volenti o no, consapevoli o meno  i vuoti sepolti dentro di noi fin dalla vita intrauterina dove l'IO intrauterino  ha certamente la capacità si sentire, di soffrire, di reagire, di memorizzare, ma non ma non  può fare ancora l'esperienza di trasformarsi perché ciò fa parte di una dimensione successiva.

Ma è proprio qui il passaggio tra la Bellezza Prima e la Bellezza Seconda.: la prima nascita e la seconda nascita,quella create da noi. Chi nella vita non ha fatto l'esperienza di realizzare un sogno tanto desiderato: l'acquisto  di una casa nuova, di una bella macchina ,l'incontro con l'uomo o la donna ideale, l'esperienza del matrimonio con tutti i suoi risvolti coreografici, ma poi ci manca sempre qualcosa ed ecco la delusione: si tratta infatti ancora  della Bellezza Prima, si tratta di uno  stato nascente, si tratta della prima nascita dove ci si sente anche  padroni del mondo, ma grazie  a stimoli esterni. Allora  ecco subito  il vuoto che ci devasta, quel vuoto dove    un tu, gli altri divengono subito i nostri nemici perché gli si attribuisce la colpa dell'interruzione di quello stato nascente, Il cammino verso la Bellezza Seconda proposta   dall''Antropologia Esistenziale. può essere una risposta all'uomo così sempre insoddisfatto nella sua ricerca di continuità, di immortalità, di andare oltre il tempo, oltre la ciclicità, oltre la morte.

Silvana Pera

FILM COME SCUOLA DI VITA

 

"A proposito di Henry" di Mike Nichols

Detour 18 maggio 2008

 Oggi lavoreremo sulla  menzogna esistenziale

"La menzogna esistenziale è quella con la quale l'uomo mente a se stesso e non sa di mentire. E' quella con la quale l'uomo nega la verità e nega il principio di realtà e si costruisce una maschera o un bozzolo per difendersi dal dolore che dà l'una e che dà l'altro e a questa maschera dà il nome di verità assoluta." (Antonio Mercurio: Le leggi della vita")

La menzogna esistenziale è il tentativo  di fuggire dalle nostre parti  ombrose, dai nostri  lati oscuri, da quelle parti che  non ci  piacciono  per timore d'intaccare  il nostro ideale  di  perfezione, fuggiamo dal dolore col quale in quel momento è  troppo difficile incontrarsi. Purtroppo però è solo un vano tentativo di fuga. Da una parte mentire a se stessi negando il proprio malessere profondo  procura  piacere in quanto allontana la paura e il dolore, ma dall'altra, quando le leggi della vita impongono un  momento di crescita, soltanto con la consapevolezza che stiamo nella menzogna  potremmo evitare tante tragedie: troppo convinti che l'unica verità è la nostra,  finiamo col chiuderci  in una  prigione  perdendo il contatto con la stessa realtà mettiamo un coperchio su queste  parti  ma corriamo il rischio di doverci  prima o dopo sbattere il naso.

Per ricongiungerci con le nostre parti scisse finiamo con  l'aver bisogno di traumi per toccare il fondo e rincominciare da capo. Certamente non sempre i traumi sono indispensabili per le trasformazioni, ma    l'attraversamento del dolore e i conflitti possono divenire  l'opportunità che la vita ci offre per mostrarci che stiamo perdendo la rotta: forse è giunto il momento di rivedere qualcosa: invece distribuiamo subito all'esterno le cause del nostro malessere cercando dei complici che rafforzino le nostre menzogne.

Le leggi della vita non ci proteggono dalle nostre paure, dalle nostre sofferenze dai nostri condizionamenti passati, ci chiedono però di entrare  nel dolore, di abbandonare i nostri schemi mentali, di frantumare le nostre pretese di assoluto e di perfezione. Troppo spesso la rabbia e il dolore che si scatenano di fronte ad una situazione improvvisa possono essere così grandi e  profondi da trovare come unica soluzione non la creazione di qualcosa di nuovo, ma  la distruzione totale  di noi stessi o della persona che riteniamo ne sia la causa, dimenticandoci perfino il nostro bisogno reale insoddisfatto. 

Nel film tutto questo è molto evidente.

 Henry andando a comprarsi le sigarette si imbatte in un rapitore che vuole il suo portafoglio : in quella situazione drammatica Henry è caparbiamente e assurdamente  chiuso ancora nel  suo assoluto, non prova neanche a salvarsi  e favorisce la tragedia per incontrare la propria morte esistenziale, lotta per uscirne (col vuoto del coma). Purtroppo sarà  necessario un secondo colpo per frantumare definitivamente la menzogna che lo tiene prigioniero e per fare emergere  tutta la verità. Henry scopre le lettere che Sarah riceveva dal suo amante. Ne rimane sconvolto. Anche Sarah è sconvolta e nel dramma, contattando tutta la sua paura di perdere  Henry, decide  di  fare emergere la verità. Si rivolge  a lui  denunciando la complicità nella  quale entrambi si trovavano:  il rifiuto  a nascere, il rifiuto a passare da una  dimensione intrauterina dove l'IO non aveva ancora deciso di operare  una trasformazione: la trasformazione della sua vita.

Sarah non dice "Ero infelice" ma  "Eravamo infelici" 

Il bisogno di nascondersi dietro  le maschere rappresenta la rinuncia alla vita. Il successo, il potere, il bisogno di assoluto e quant'altro sono le illusioni, le sirene che impediscono lo sviluppo della vita, il suo divenire nella direzione  di un progetto di crescita. infelici

Scoprire la Menzogna Esistenziale è un compito  che richiede decisione,  coraggio e determinazione. Restare nella menzogna esistenziale è un furto che facciamo alla vita. Per Henry scoprire quelle lettere è un secondo colpo ma da quel momento anche lui inizia a percorrere il suo viaggio alla ricerca della VERITA'Henry entra nel dolore, ne estrae energia, si riappropria della sua vita e decide dove andare.

Secondo una lettura  Antropologica  Personalistica Esistenziale per uscire dal nostro  mal di vivere è necessario imparare ad unificare e armonizzare tutti gli aspetti dell'esistenza anche se opposti: quelli che ci piacciono e quelli che non ci piacciono. Quelli che non ci piacciono  sono le nostre parti ombrose che tuttavia è pur giusto mettere da parte quando ancora non siamo pronti ma divengono le nostre ombre che ci inseguono senza pietà quando è venuto il momento di trasformare e di creare.

Con questa chiave di lettura cercheremo di  inquadrare i vari personaggi come altrettante parti che appartengono a tutti noi: quelle che ci danno  forza, coraggio, ci rendono capaci di  credere che la vita valga la pena di essere vissuta, quelle che ci danno felicità ma che possono anestetizzarci o  addirittura drogarci e renderci ciechi di fronte all'evidenza e, infine, quelle che ci fanno restare chiusi in una volontà  omicida e suicida.

Tutti i personaggi rappresentano parti  di noi, divengono opportunità se collaborano verso un progetto di trasformazione volto a creare quella  bellezza che la Cosmoart chiama BELLEZZA SECONDA, tutte parti utili se collaborano verso un progetto evolutivo teso ad entrare in una nuova dimensione.

Henry rappresenta la parte che si trincera dentro la menzogna esistenziale per prolungare il piacere intrauterino che dà sicurezza attraverso l'assoluto, la volontà di dominio, l'egoismo, il successo a danno di altri, ma dove c'è anche uno spazio per incontrare la propria morte esistenziale c'è anche la forza per uscirne (il vuoto uscendo dal coma) e dopo, con il secondo colpo, riappropriarsi della propria vita.

I colleghi di Henry rappresentano le resistenze alle leggi della vita  : la decisione di restare nella menzogna e nel furto. Sarah rappresenta il bisogno di  dominare ma anche  la capacità di accogliere il dolore, di aspettare il tempo necessario perché possa avere luogo  la trasformazione. A livello di coppia rappresenta la complicità di vivere nella menzogna cascando in un'alleanza con l'altro.  Però Sarah rappresenta anche quella parte che è capace di abbandonare vecchie modalità basate sul potere  per assumere il potere reale dell'amore come dono: vorrebbe portare via dalla clinica Henry invece segue il consiglio del medico che le suggerisce: " E' lui che deve decidere  quando tornare a casa".

Il bisogno di potere di Sarah  si vede anche nel ricordare continuamente al marito di prendere le chiavi di casa. Qui si contrappongono  il bisogno di libertà di Henry e il bisogno di potere di Sarah su Henry.

Ma quale libertà e quale potere?

Tutti abbiamo bisogno di libertà ma solo liberandoci dai nostri condizionamenti passati ci rendiamo liberi.

L'Antropologia Esistenziale sottolinea due tipi di libertà  che appartengono a due dimensioni diverse: quella che costruiamo sulla base del principio del piacere che ha bisogno di affermare un potere per legarsi in una complicità e quella delle leggi della vita che hanno come meta lo sviluppo della vita e di tutte le sue parti.  Una allontana il dolore, l'altra ci fa entrare nel dolore,  per riscoprire il senso dell'esistenza.  

Un'altra figura importante è quella del fisioterapista. Questo personaggio rappresenta la forza  del SE'. Il fisioterapista usa anche l'aggressività per far uscire Henry dalla sua caparbietà di restare nell'utero: Il SE' ci mette davanti a dure prove per farci capire che dobbiamo cambiare rotta.La bambina  è il  Se' Personale all'origine della vita, quando non è ancora  coperto e soffocato dalle nostre resistenze, la forza amorosa è capace di cogliere il momento opportuno per intervenire, la saggezza che ha occhi per vedere la verità: nel film la bambina ascolta il padre sia quando la sgrida che quando finge di chiederle scusa ma non cade nella complicità della sua arroganza, il Sé è sempre a conoscenza della verità.

Se proviamo a guardare attraverso questa ottica tutt'altro che facile da abbracciare, dove tutte le parti contribuiscono a migliorare l'esistenza, forse possiamo concludere dicendo che è possibile  affrontare la menzogna esistenziale che ci costringe a vivere spaccati in due: per metà siamo schiavi dell'ideale di perfezione, rincorriamo i sogni perdendoci nelle illusioni e con l'altra metà proiettiamo riparando negli altri  le nostre parti negate.Laddove potremo affermare che la vita ci appartiene in tutti i suoi aspetti, sarà possibile uscire dalla morte  esistenziale (essere morti da vivi) amare noi stessi nella libertà, aprirci ad un tu, al noi, alla vita  e ritrovare quella semplicità, autenticità, saggezza, bellezza che ci ha sicuramente commosso attraverso la piccola Rachel.

   

Silvana Pera

     

FILM COME SCUOLA DI VITA

"Il vento del perdono" di Lasse Hallstrom

Fiano Romano 25-26 ottobre 2008

"PER DONO = FARCI IL DONO di liberare la nostra capacità di amare imprigionata nell'odio rimosso.

Oggi parleremo del Perdono e  di quanto sia difficile perdonare e perdonarci. Il perdono infatti ci mette in contatto con i sensi di colpa e con la Colpa reale e, di conseguenza, ci induce a  cercare subito una colpa commessa contro di noi ma quasi mai ad individuare la colpa  commessa da noi verso noi stessi e verso la  vita. Secondo l'Antropologia Personalistica Esistenziale  il Perdono non è né un dovere moralistico né un mezzo per sentirsi buoni ma è innanzitutto un PROGETTO, una decisione, quella di  incontrare l'odio rimosso fin dalla vita intrauterina per poter  operare una sintesi tra amore e odio e trasformarla in "Forza amorosa". Nella vita Prenatale l'Io psichico del bambino ha già la capacità, anche se limitata, di sentire e di reagire ma non di trasformare: i limiti dell'ambiente intrauterino sono per lui ferite laceranti  che non lo farebbero  sopravvivere se non avesse la capacità di  proteggersi dal   suo  stesso odio  attraverso i meccanismi psichici  della  negazione e della rimozione. Naturalmente, perché  la vita  possa procedere, si dovrà realizzare sopratutto una sana alleanza tra il  progetto  del  Sé del bambino e il progetto del Sé materno.

Questo per dire come poi nella vita ci ritroviamo comunque inevitabilmente a fare i conti con  questo odio rimosso e  a cercare di risolverlo nella vita di  coppia e non solo.

Il ferire o l'essere feriti sono esperienze umane che appartengono a tutti  ma ciò che rende la vita difficile da vivere è quando ci ingabbiamo nei nostri assoluti  e ci  trinceriamo dietro i nostri meccanismi di difesa guardando la realtà attraverso un solo occhio: il nostro. Ciò che poi più ci devasta è quando cominciamo ad avere consapevolezza che il nostro malessere più profondo è determinato proprio da noi verso noi  stessi.

Nel film l'orso simboleggia le leggi della natura e rispetto all'uomo lo possiamo  identificare con la sua dimensione psichica reattiva cioè aggressiva e violenta.

Attraverso questo film cercheremo di riflettere sugli elementi della dimensione REATTIVA della psiche umana,  su quelli della sua dimensione creativa e trasformativa e come essi possano ostacolarne o favorirne  il suo cammino evolutivo.

Cercheremo di leggere il film come un percorso  attraverso il quale ogni  personaggio è funzionale all'altro e tutti insieme viaggiano verso la medesima meta: la Bellezza Seconda. Quella Bellezza che vedremo affiorare alla fine del film come un vento nuovo che pulisce l'atmosfera dalle particelle velenose dopo le tempeste.

Per BELLEZZA PRIMA s'intende l'opera d'arte della natura quella che incontriamo all'origine della nostra esistenza.

La BELLEZZA SECONDA  è invece un'opera d'arte creata dall'uomo grazie alla sua capacità di trascendere la dimensione reattiva della sua psiche e alla capacità di trasformarsi continuamente in relazione al PROGETTO DEL SE'.

E' come dire che l'universo ha bisogno della dimensione non deterministica dell'uomo ma di quella libera e creativa dell'essere umano per evolversi a sua volta e partorire sempre nuova umanità e nuovi universi.

La Bellezza Seconda allora diventa una seconda nascita per l'essere umano che in quanto PERSONA, è capace di amarsi, di amare e di essere amato nella libertà. Tutto questo però è raggiungibile solo attraverso la CORALITA' dove la parte di ciascuno è funzionale anche agli altri e dà maggiore forza nei processi di trasformazione.

UNA VITA INCOMPIUTA E LA BELLEZZA SECONDA

Il film ha inizio con una bellissima  immagine della natura  e con un  orso che  passeggia tranquillamente su una collina. L'orso passa  davanti  ad una lapide: è la tomba di Griffin, figlio di Einer, morto per un incidente  automobilistico. La lapide porta una scritta: " una vita incompiuta."

Cosa intendiamo per vita incompiuta? E cosa veramente ci fa più terrore? La morte fisica dove perdiamo  la speranza di trasformarci o l'essere morti da vivi perché la vita non appartiene più a noi ma ai nostri schemi mentali, ai nostri meccanismi di difesa  ingabbiati nella dimensione REATTIVA della psiche?

Secondo la visione cosmo artistica tutto ha un senso : l'odio, il dolore, l'amore, anche la morte di Griffin, sono tutte energie cosmiche che  possono venire utilizzate  per uscire dall'impotenza, dall'immobilismo e dare vita ad una seconda nascita: quella della BELLEZZA SECONDA, quella dell'uomo Persona dotato di LIBERTÀ, DI PROGETTUALITÀ E DI ENERGIA TRASFORMATIVA.

 

La paura della morte fisica allora è soprattutto il riflesso della nostra morte esistenziale legata al terrore di scoprire di non vivere. Situazione in cui erano immersi i nostri personaggi. Per illuderci di sentirci vivi  scegliamo il piacere di divenire vittime: ci ammaliamo  per non vedere, non sentire, aspettando sempre che qualcuno ci salvi dopo tanto espiare e ci dia un premio.

Ma noi intanto chi siamo, dove andiamo, che facciamo?

Cosa dobbiamo perdonarci per rendere completa la nostra vita tanto da non sentire il  rimpianto di non averla vissuta?  Dice la Cosmoart attraverso le Regole della navigazione notturna: "Non ha senso navigare se non si sa dove andare" e per questo ci propone la meta della Bellezza Seconda.  Ma qual è l'anello mancante per arrivare al perdono in senso cosmoartistico? 

 

Proviamo a trovarlo attraverso il film:

Come noi tutti anche i protagonisti del film hanno le loro cicatrici : non si è spezzata solo la vita di Griffin, dalla sua morte, infatti, per dieci lunghi anni, tutti i personaggi hanno smesso di vivere.

Mitch ed Einer hanno subìto una grande ferita e non riuscivano ad andare avanti nella loro vita. Mitch attualmente ha una ferita che gli impedirà di vivere a lungo: un trauma fisico può lasciare una ferita aperta però anche questa può  essere occasione di cambiamenti a catena. Quando per un dolore ci lasciamo ingabbiare dall'odio la vita marcia al contrario e si finisce nella staticità e nell'immobilismo.

I nostri vuoti sono anche le nostre antiche ferite: le ferite  rincominciano a sanguinare e, per difenderci dal dolore, sviluppiamo la pretesa che altri ci riscattino da ciò che abbiamo patito nel nostro lontano passato.

Da qui ha  origine  l'odio più profondo: rabbia, orgoglio, pretese di risarcimento e vendetta divengono il nostro salvagente, purtroppo servono solo a rubare tutto lo spazio alla saggezza, all'amore, alla vita: facciamo il vuoto intorno a noi, il vuoto si espande, si amplifica e alla fine non ci accorgiamo che cominciamo a  pensare che la vita  sia priva di senso. Impegnati ad odiare e alla ricerca di un carnefice  restiamo ancorati al passato e giriamo come viti spanate su noi stessi dimenticando purtroppo anche ciò che già ci appartiene.

 Mitch ha compreso questo e suggerisce ad Einer di far leva su quello che la vita gli già donato e che ancora gli appartiene: " Tuo figlio è morto ma Jean e tua nipote no!"

A questo punto i  personaggi hanno due strade da scegliere: una è quella di seguire le leggi della natura che attraverso il determinismo ci ripropongono il trauma originario fino alla morte, l'altra è quella di uscire dalla ripetitività della legge psichica (stimolo-risposta):  assumere fino in fondo la rabbia e l'odio quali energie cosmiche che, attraverso la spirale del Perdono, ci consentano di uscire da un utero chiuso, di fare un salto evolutivo attraversando il  vuoto e il dolore, di perdonarci e di entrare in una spirale ascendente.

Un vuoto non è mai assoluto: tutti abbiamo una parte su cui possiamo sempre   contare per sviluppare un'energia nuova che aspetta solo di essere scoperta e  liberata. E' un'energia del tutto particolare : l'energia della forza amorosa, l'energia del Sé. Solo rinunciando al nostro assoluto, ai nostri schemi mentali, a lottare inutilmente contro i  nostri nemici interni possiamo forse  anche riuscire a trovare ciò che un tempo ci è mancato. Mitch non si lascia accecare dal dolore e dalla rabbia e non vuole essere complice nell'immobilismo, decide di aprirsi all'amore: "riesco a farmi la barba da solo e posso anche vestirmi e anche farmi una siringa se dovesse servirmi ma, quello che non so fare, è stare sdraiato qui e vederti portare il lutto per la vita alla quale credevi di avere diritto".

Mitch utilizza anche la sua rabbia non per distruggere o vendicarsi per non essere stato salvato da Einer durante l'attacco dell'orso ma per far emergere la veritàIl "vento del perdono" apre  una via alternativa alla vendetta, all'odio e alla fuga. Mitch decidendo di aprirsi all'amore troverà anche il coraggio di incontrarsi con il suo orso, quella parte di sé che non era stata in grado di rispettare le leggi della natura e dell'orso stesso. Mitch è felice dell'arrivo di Jean e assapora già la gioia della trasformazione, non perde l'occasione che questo evento (SE' cosmico) gli propone  e apre subito il suo cuore alla novità: usa sì anche la rabbia ma solo per frantumare la chiusura orgogliosa di Einer.

I nostri personaggi  iniziano così una  danza attraverso amore e odio, verità e menzogna, libertà e dipendenza  e alla fine è come se dicessero:  abbiamo bisogno l'uno  dell'altro : è la frantumazione degli assoluti e la scoperta dell'amore.

E' un percorso a spirale  per arrivare alla sintesi  e alla fusione degli opposti.Griff (la bambina) rappresenta l'energia nuova, il catalizzatore del cambiamento, anche lei usa la sua  rabbia ma solo per costringere la madre ad arrendersi alle leggi della vita.L'alternarsi dell'amore con l'odio favoriscono la riscoperta dell'amore stesso, sta all'uomo decidere  per la morte o per la vita, decidere se ascoltare il Sé e finalmente liberare il proprio odio ingabbiato e arrendersi alle leggi della vita.

Jean rappresenta il capitolo non ancora chiuso nella vita di tutti, non è un caso che proprio lei (sopravvissuta all'incidente) porta in grembo una nuova energia nascente, questo è l'inizio del cambiamento: aprire una via alternativa all'odio, alla vendetta  all'orgoglio ferito.

Anche Jean non accetta i propri  limiti, il suo ideale di perfezione non glielo permette:  si odia,  si disprezza e per non affrontare la colpa si punisce intrappolandosi in rapporti di odio e violenza. Scappa dalla verità nascondendo perfino alla figlia l'esistenza del nonno per fuggire il confronto e scoprire la verità ma così resta solo imprigionata nell'odio verso se stessa, la figlia riesce a liberarla imponendole di restare fedele alla promessa di partire."Mi avevi promesso che se succedeva ancora una volta saremmo andate via" urla alla madre per costringerla a separarsi  dalla violenza del compagno.

Rinunciare al piacere masochistico di farsi del male a causa dei sensi di colpa è di fatto più facile, riconoscere il proprio odio rimosso, assumerlo e frantumare l'Io narcisistico (che non vuole accettare i propri limiti e il cambiamento) è di gran lunga più difficile ma immensamente gratificante.

La Bambina è l'energia, una proprietà emergente, catalizzatore del cambiamento, il SE' puer che costringe ad entrare nel dolore, in quello vero, non quello masochistico.

La vita è compiuta quando l'essere umano diviene capace di fare della sua vita un'opera d'arte  come quella che ci viene descritta nel film: si può arrivare ad operare la sintesi di tutte le nostre parti scisse, a fondere il progetto del  Sé Personale con quello del Sé di coppia, del Sé corale e del Sé Cosmico : solo così l'uomo potrà riscoprire che la vita ha un senso, scoprire la sensazione di esistere divenendo protagonista, attore e creatore della propria vita.

 

Silvana Pera

       

Per approfondimento di questi concetti puoi chiederci questi testi :

Mercurio A. - Amore e Persona ( una teoria della coppia) - Ed. Costellazione di Arianna  3° ed.1993

Mercurio A. - Il mito di Ulisse e la Bellezza seconda - Ed. S:U:R: 2005

Chialastri V. - La vita è uno stato mentale - 2002